Lunga intervista di Ciak a Frank Miller

Ciak ha incontrato Frank Miller allo studio Orphanage di San Francisco, dove la squadra addetta agli elaborati effetti visivi sta ultimando la complessa postproduzione. A seguire la lunga, interessantissima intervista che ne è scaturita, pubblicata nel numero di agosto della rivista, in edicola dallo scorso 31 luglio.

Quali sono state le sfide più inattese della regia?

La sfida più grande in cui mi sono imbattuto è la postproduzione: può essere infinita ed estenuante. Le riprese sono state una gioia. Pura. Certo ci sono stati momenti in cui gli attori erano un po’ confusi e avevano bisogno di maggiore attenzione, ma è stato un divertimento dirigerli.

Gabriel Macht, che interpreta The Spirit, non è un attore famoso. Come lo ha scelto?

Quando abbiamo cominciato a lavorare a The Spirit ho posto come condizione che il protagonista fosse un attore mai visto prima. Non volevo che il personaggio fosse ricucito intorno a Tom Cruise, ad esempio. Volevo che fosse The Spirit, l’eroe, esattamente com’è la prima volta quando te lo trovi di fronte. Quello che ho scoperto, dopo decine e decine di provini per il protagonista, è che Hollywood produce molto attori maschi di talento, ma pochissimi “uomini”. La maggior parte dei maschi che ho incontrato in quei giorni erano persone che parevano cresciute sul bordo di una piscina. Poi è arrivato Gabriel Macht, a cui a un certo punto ho detto di fare finta di parlare di Sand Saref, il personaggio di Eva Mendes, e di raccontarla come se fosse in un bar. Ha camminato fino a un muro e, tornando indietro, ha cominciato a recitare come se avesse bevuto almeno un paio di birre. Parlava di quella ragazza che non aveva saputo tenersi stretta, la pupa che aveva conosciuto tanto tempo fa. Tutto qui. Era lui. Sapeva davvero riempire il trench e portare quel cappello!

Chi c’è dentro al trench? Chi è The Spirit?

The Spirit è un eroe. Ecco la prima parola per descriverlo. L’eroe, come ha detto Raymond Chandler è tutto. E’ l’uomo che è stato assassinato ed è tornato indietro, che avrebbe potuto avere una vita felice, con una bionda bellissima. Ma è stato ucciso e torna in vita con una missione. L’ex sbirro non è più nè vivo nè morto. E’ qualcosa che non comprendiamo del tutto, ma la sua missione è servire la giustizia a ogni costo. Tuttavia ha una libido fuori dal comune e s’innamora di ogni donna che incontra. Credo sia la realizione più naturale per qualsiasi uomo risorto dalla morte. Ma, in realtà, il vero amore della sua “vita” è la sua città.

Come riesce a presentare The Spirit allo spettatore che non conosce il personaggio?

Lo vediamo mentre percepisce il pericolo. Scopriamo che vive in un mausoleo, fatto piuttosto insolito. Poi salva una bella donna dal pericolo e si accanisce in maniera brutale contro i cattivi. Questo è quello che basta sapere al principio della storia. E’ un eroe buono e sa anche essere un gentiluomo. Ma può essere violento. Quando l’eroe scopre la propria nuova identità, noi la scopriamo insieme a lui.

Che cosa aggiunge Samuel L. Jackson al personaggio del cattivo, Octopus?

Era l’unica scelta possibile. Nel fumetto quel personaggio non era altro che un paio di guanti, ma riuscire a rendere il cattivo solo attraverso i guanti per tutto il film, per un regista inesperto come me, sarebbe stato davvero troppo. Ho incontrato Sam a un pranzo e gli ho detto: “So che sei una bomba nucleare e voglio che nel mio film tu esploda solo due volte”. E lui mi ha chiesto: “Quando?”. E io gli ho spiegato dove e quando. Abbiamo cominciato a lavorare e, per tutte le riprese, non ho dovuto ricordargli nemmeno una volta quando doveva innescare il suo potenziale e far esplodere il personaggio. Il modo in cui recita è più che carismatico. Dà un’interpretazione d’impatto, d’influenza teatrale. Il suo monologo sulla morte nella scena nazi, che diventerà cult, sembra uscito direttamente da Re Lear. Inoltre Sam è diventato il capitano del cast, anche perchè nel periodo in cui lavorava non c’era Gabe Macht. Sam ha tenuto talmente alto il morale della truppa che tutti hanno lavorato al meglio. Il suo ultimo giorno sul set si è seduto nella roulotte a firmare foto ai tecnici e atti avevano gli occhi lucidi. Di lì in avanti si chiedevano: “Dov’è andato Sam?”, perchè era una presenza di un’energia contagiosa. Il mio unico compito è stato di smorzarlo un po’.

E non dimentichiamo Scarlett Johansson…

Il suo personaggio, Silken Floss, era secondario nella sceneggiatura fino a quando non l’ho incontrata e ho trascorso tre ore con lei a pranzo. Mi ha spiegato che le sarebbe piaciuto il ruolo di Sand Saref, ma sapeva di essere troppo giovane. Non riuscivo a credere che quella donna potesse essere tanto bella e intelligente, allora mi sono rimesso al computer e ho riscritto il personaggio di Silken Floss apposta per lei, nella speranza che accettasse. E così ha fatto. Lavorare con Scarlett è stato come lavorare con Lucille Ball per l’umorismo e i tempi comici.

I fan di The Spirit hanno notato che il classico vestito blu del fumetto è diventato nero (in rete ci sono lettori del fumetto che accusano Miller di aver “sincityzzato” Eisner n.d.t.). Perchè?

Il classico vestito blu degli anni Quaranta non ci sarà perchè oggi, visivamente, appare stupido. Quando fatto i primi test, il vestito blu sembrava davvero idiota. Trasformandolo in nero abbiamo seguito la versione originale che Eisner aveva del personaggio: una figura che somiglia un po’ a Zorro, che colpisce lo sguardo e che incute quasi paura. Ho fatto la mia scelta senza riserve (il colore blu, da supereroe, fu imposto a Will Eisner dall’editore, n.d.t.).

L’aspetto del teaser di The Spirit ricorda Sin City. Sarà così tutto il film?

L’uso del colore è una di quelle cose per cui i registi si battono fin dal tempo in cui Alfred Hitchcock ha abbandonato il bianco e nero e dal canto mio sono convinto che in questo Hitch non sia mai riuscito a sfruttarlo al meglio. C’è voluto Stanley Kubrick per mostrare a tutti quali fossero le potenzialità del colore. A volte, rinunciare al suo uso può avere la stessa efficacia drammatica. In The Spirit, Stu Maschwitz (supervisore agli effetti speciali), Bill Pope (direttore della fotografia) e io abbiamo cercato di fare in modo che i colori esprimessero emozioni più che realismo. Ne ho abbastanza di film in cui vedo un pasticcio cromatico che vola verso di me, il colore va usato per com’è, e a quel punto diventa un’arma potente. Non voglio sentirmi come un coloratissimo negozio di dolciumi.

Ha cercato di mantenere realistico il livello dell’azione con veri stuntmen. Perchè?

Ho un problema con tutto l’approccio post Matrix. Nella saga le particolari tecniche utilizzate per i combattimenti avevano ancora una cera freschezza, anche se le aveva inventate il cinema cinese. Ma non mi piace l’idea che quando colpisci qualcuno fa un volo di sei metri. Per una ragione semplice: non mi fa pensare si sia fatto male. Se colpisci una persona, di solito cade. Se qualcuno viene colpito da The Spirit crolla dritto a terra. Questa è una mia ossessione, perchè non volevo che generasse una reazione tipo: “Wow, Spirit colpisce così forte che gli fa fare un volo di sei metri!”. E sono anche abbastanza stufo di gente che si arrampica su per i muri come se niente fosse.

Non è il mondo della fantasia, dove tutto è possibile?

Ma la fantasia deve sempre essere radicata in una porzione di realità percepibile, altrimenti non ha senso. Inoltre, anno dopo anno, alcuni trucchetti perdono il loro fascino.

Com’è stato per lei “tradurre” un altro scrittore?

E’ complesso tradurre trent’anni di lavoro in un’ora e quaranta minuti. Ho dovuto studiare a lungo e mi sono reso conto che Eisner era più un autore di racconti che un romanziere, perciò l’approccio del film doveva alterare un po’ le cose. Sapevo anche che non c’era modo di fare a meno di Octopus, di Ellen e del Commissario Dolan e mi sono reso conto che avevo bisogno di una parte nuova, quella interpretata da Stana Katic – Morgenstern – molto diversa dall’originale. Ho tenuto e tolto tutto quello che volevo. Ho eliminato Ebony White, un personaggio razzista. Ho costruito una storia su The Spirit, a partire dal racconto su Sand Saref, che mi sembra molto intensa e che mi ha ispirato quando ho creato Elektra.

Come va con Sin City 2 e il fumetto Holy Terror, Batman sulla sfida dell’Uomo pipistrello ad Al Qaeda?

Di Holy Terror, Batman ho terminato i disegni e preferisco non parlarne perchè ne ho già parlato troppo e non voglio sembrare sciocco (per alcune tavole: http://www.spacecast.com/videoplayer_1696.aspx, ndt). Per quanto riguarda Sin City 2 è già scritto e dobbiamo capire come farne un film.

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