Best Movie: Speciale The Spirit

Ampio spazio a The Spirit nel numero di dicembre di Best Movie (appena uscito in edicola), che allega quattro poster del film e propone una interessante intervista a Frank Miller, che vi proponiamo qui sotto.

Perchè The Spirit?
Quando mi è stato chiesto di realizzare un film dal fumetto, la mia prima reazione è stata negativa. Poi, è bastato un minuto per ripensarci: ho realizzato che non potevo permettere a nessun altro di farlo. Quando sai che una persona cara sta per morire rinunci a tutto purchè questo non accada. È stata questa la mia reazione: non fare morire The Spirit e non far morire Eisner. Mentre lo dirigevo mi chiedevo: cosa ne penserà lui? Come lo realizzerebbe il vecchio Eisner? Era come se percepissi la sua voce che mi indicava quello che dovevo o non dovevo fare.

Un eroe diverso dagli altri, Spirit…
Quando Will Eisner lo ha creat, ha chiaramente preso le distanze da eroi come Superman e Batman, che ai suoi occhi sembravano attori da circo. Inoltre, le avventure di questi supereroi sono state pensate per un pubblico infantile, mentre quelle di Spirit, insieme alle domande che porta con sé, richiedono la comprensione di una mente adulta.

C’è qualcosa di Miller nel film?
Potrei dire… la mia testa. In The Spirit Octopus la utilizza come oggetto contundente per picchiare Spirit. Proprio come Mel Gibson ha utilizzato le sue mani per crocifiggere Gesù ne La Passione di Cristo, se vogliamo… Non è la prima volta che accade, comunque: in Sin City avevo interpretato un uomo che moriva quasi subito.

Da Sin City a The Spirit: l’approccio sul set è cambiato?
Ai tempi di Sin City mi sentivo uno studente: non avevo la minima idea di cosa comportasse la professionale di regista. Mi è sempre piaciuto lavorare con gli attori, che non sono affatto stupidi o pigri come vengono spesso dipinti. Robert Rodriguez è un caro amico e un brillante regista, ma quando dirige un film pretende di fare ogni cosa. Sul set di Sin City mi aveva affidato la lavorazione con il cast.

E l’esperienza come unico regista?
Quando dirigi un film ti senti come un comandante di una nave da battaglia: devi evitare secche e scogli, senza perdere mai di vista la rotta da seguire. Per me era importante evitare di annoiare, anche solo per un attimo, coloro che lavorano con me. Naturalmente, ho cercato anche di costruire una storia che non annoiasse il pubblico in nessun momento. Come buona norma personale ho cercato di non sottrarmi mai alle domande che mi sottoponevano.

Quali episodi di The Spirit ha scelto?
Già il modo in cui Denny Colt è diventato uno spirito è di per sé un racconto. Ogni eroe ha bisogno di andare alla ricerca di qualcosa e per questo l’ho reso come un personaggio inquieto, che porta con sé quesiti profondi: è un gentleman, ama le donne e la sua città. Proprio come Eisner, che amava New York e il gentil sesso. The Spirit, inoltre, è profondamente impregnato della cultura americana e reagisce da perfetto americano: Gabriel Macht aveva suggerito, nella scena del primo incontro con Sand Saref, che Spirit entrasse nel suo bagno. Io ho obiettato che ciò non era coerente con il suo personaggio. Spirit non entrerebbe mai nel bagno di una donna senza essere invitato.

Ha seguito personalmente il casting?
Sì. Da subito, ad esempio, ho pensato che solo Samuel L. Jackson potesse interpretare il ruolo del villain: non esiste attore con l’espressione più cattiva di lui. Mi sono incontrato con Samuel a pranzo e sulle prime non abbiamo nemmeno parlato del film. Ad un certo punto, lui ha estratto dalla borsa un pacco enorme di fumetti chiedendomi autografi. Poi, a fine pranzo, mi dice: “Sai come rintracciarmi”. Non ho resistito e gli ho chiesto: “Che ne pensi di interpretare Octopus?” e lui semplicemente mi ha risposto dandomi il “cinque”. Ogni tanto, durante le riprese, mi ricordava che aveva sessant’anni, dopodiché si lanciava in scene d’azione pericolosissime, e arrivava perfino a lamentarsi che, nella scena, le pistole erano poche o troppo poco evidenti.

Che idea si è fatto Frank Miller di Hollywood?
Amo il cinema e comprendo i meccanismi dell’industria cinematografica, ma non posso proprio lavorare a Hollywood. Ho lavorato in Texas, Messico, sarei felice di lavorare anche a Vancouver. Ma non a Los Angeles.

Quali saranno i suoi progetti futuri?
Penso che dopo la promozione di The Spirit mi lancerò in Sin City 2. Sempre in coppia con Robert Rodriguez.

All’interno dell’articolo, che è intitolato STRIP CITY, la rivista accenna anche alla campagna-progresso Answer the Call, promossa dalla Lionsgate in collaborazione con la Envinronmental Media Association, in cui si invita al riciclaggio dei telefoni cellulari, così da limitare l’emissione di CO2 generata dalla produzione di nuovi apparecchi.

Attenzione poi a pagina 13: nel calendario delle uscite, nel box dedicato a The Spirit, la rivista pubblica la durata del film: 108′, la più elevata tra i film in uscita nel periodo natalizio in Italia. Attendiamo conferme.

Questo è quanto per la versione cartacea della testata, che però ci regala un’altra chicca sul portale online: in questa pagina, infatti, potrete scaricare cinque esclusivi wallpaper!

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